LA TITANIA DI HEINRICH FUSSLI: DALLA COMMEDIA DI SHAKESPEARE ALLA PITTURA

Titania è uno dei personaggi principali dell’opera shakespeariana Sogno di una notte di mezza estate che il drammaturgo inglese William Shakespeare scrisse intorno al 1595 circa ed ambientata nella città di Atene e che dà anche il titolo al dipinto di Johann Heinrich Füssli, realizzato – con olio su tela – tra il 1793 ed il 1794 Titania sveglia, circondata dalle fate del suo seguito, si stringe affettuosamente a Bottom con la testa d’asino.

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Johann Heinrich Füssli, Titania sveglia, circondata dalle fate del suo seguito, si stringe affettuosamente a Bottom con la testa d’asino, 1793-1794, olio su tela. Zurigo, Kunsthaus.

I personaggi del dramma shakespeariano sono basati sui miti greci e l’intreccio vede in primo piano le loro storie che convergono tutte verso il matrimonio di Teseo, duca di Atene, ed Ippolita, ex regina delle Amazzoni. Titania è la regina delle fate e viene descritta da Shakespeare come una splendida creatura che se ne va in giro per i boschi con il fedele corteo di spiriti. Nel dramma Titania ha un litigio con il marito Oberon, re delle fate, perché questi vuole impossessarsi di un orfanello che Titania ha preso in cura presso di sé per farne poi il suo servo. Oberon decide così di spremere sugli occhi della moglie addormentata il succo della viola del pensiero, un fiore in grado di far innamorare chiunque della prima cosa o persona che vedrà. Ed è così che Titania, al suo risveglio, si innamora di Bottom, un tessitore ateniese vittima di un sortilegio del folletto Puck messaggero e paggio di Oberon che gli fa crescere una testa d’asino al posto della sua. Alla fine, tuttavia, Oberon si rende conto di esser stato fin troppo crudele con Titania e si riconciliano felicemente annullando gli incantesimi.

Questo l’antefatto da cui il pittore Füssli trae ispirazione per il quadro Titania sveglia, circondata dalle fate del suo seguito, si stringe affettuosamente a Bottom con la testa d’asino. Il dipinto mostra un episodio tratto dall’atto IV, scena I, ovvero il momento in cui Titania si risveglia dal lungo sonno in cui è sprofondata quando, vedendo davanti a sé Bottom con la testa d’asino, se ne innamora perdutamente. Sulla sinistra, in secondo piano, due fate in abiti contemporanei all’epoca in cui il quadro fu realizzato fungono da dame di compagnia: in particolare, Fiordipisello, dietro le spalle di Bottom, gli gratta la testa; a destra, invece, Ragnatelo in armatura da cavaliere uccide un’ape e ruba il miele per Bottom. Il gruppo è a sua volta circondato da fate ed elfi che suonano musica e danzano, di cui quello in primo piano dal capo a forma di insetto risulta ispirato, secondo l’opinione dello storico dell’arte Frederick Antal, ai ballerini di Callot nella serie della Commedia dell’Arte. A destra, sotto la suonatrice di liuto, un elfo offre a Bottom “una manciata di piselli secchi” in alto, Puck osserva la scena. 

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Il fondale, dalle tinte scure in cui si confondono le chiome frondose degli alberi, è rischiarato da una luce che illumina i corpi dei personaggi dipinti in primo piano: Titania che abbraccia l’atletico uomo-animale di cui si innamora al suo risveglio. La figura di Titania, sensualmente avvinghiata  a Bottom, è stata suggerita a Füssli dalla Leda  (1506 circa) di Leonardo da Vinci conservata alla Galleria Borghese di Roma. Gli elfi che cadono sul calice sulla destra sono ispirati dal Botticelli e dalla sua illustrazione del Canto XXX del Paradiso di Dante. Fate, elfi, figure zoomorfe affollano la scena: la giovane donna che guida il gruppo delle minuscole figure ai piedi di Titania e Bottom, ad esempio, simboleggia il trionfo della giovinezza sulla vecchiaia, dei sensi sulla mente e della donna sull’uomo. La donna anziana con cappuccio sulla destra, così come il gruppo dei bambini sul lato sinistro del dipinto, sono creature artificiali create dalle streghe.

Bibliografia:

  • Henry Fuseli 1741-1825, Tate Gallery, London 1975, pp.61-2, reproduced p.62
  • Jeremy Maas, Victorian Fairy Painting, exhibition catalogue, Royal Academy of Arts, London 1997, p.1.

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